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Droga,
rapimenti, omicidi efferati.
E ancora: rapine,
prostituzione, contrabbando.
Una criminalità organizzata ogni giorno più
criminale e meglio organizzata.
Sembra di leggere la cronaca del Carlino di oggi... e invece sono
passati trent'anni da quando questi temi hanno
fatto il loro prepotente ingresso nelle sale cinematografiche
italiane, scrivendo una delle pagine più
gloriose del mitico cinema di genere italiano
degli anni '70:
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il poliziesco o poliziottesco
qual dir si voglia.
Violentissimi, strappalacrime, estremamente
realistici o improponibilmente demenziali,
questi film sono stati sempre e comunque
appassionanti e coinvolgenti, e hanno avuto il
(forse involontario) merito di rappresentare l'altro
volto, frettolosamente dimenticato, di una
società che stava cambiando radicalmente,
facendo un balzo nell'ignoto, e che per questa
ragione non ci stava più dentro.
La critica illuminata del tempo ha
bollato queste pellicole come drogate dalla
violenza e dalla stupidità, reazionarie
e brutte copie dei plot americani,
quella stessa critica che, probabilmente, si
è estasiata 20 anni dopo davanti a Pulp
Fiction, senza sapere che il bravissimo
Quentin Tarantino non ha mai negato di avere
attinto a piene mani dalle opere di Lenzi, Di
Leo, Martino.
La critica illuminata di oggi ha
ri-bollato il poliziesco e tutto il cinema di
genere come trash, e quindi di
tendenza, da recuperare grazie a questo
aggettivo, che oramai significa tutto e quindi
niente.
Per tutti gli altri, per tutti quelli che hanno compreso
l'intrinseco valore estetico del
poliziesco o
che, più semplicemente, hanno sognato di
avere almeno un giorno da leoni, di tagliare
il traffico della propria città ai 180 km/h su una
Giulia verde oliva, di spaccare il muso a
cartoni ai cattivi per poi rintanarsi tra le
braccia di una starlette tirata su a
fettuccine e non a silicone, per tutti voi
insomma, questo sito vuole essere asilo.
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